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Opening: giovedì 18 Settembre 2008 ore 19,00
Dal 19
Settembre al 24 Ottobre 2008.

Rag dolls è la prima personale di Marco Demis alla galleria Glenda Cinquegrana: The Studio.

Marco Demis è un giovane artista milanese, classe 1982, alla sua personale di esordio. La mostra realizzata per la galleria Glenda Cinquegrana: The Studio illustra il lavoro dell’artista attraverso alcune opere su tela e un’audace installazione di disegni a tutta parete.

Il titolo della mostra, che letteralmente significa bambole di pezza, allude ad una pittura che mette al centro il tema l’infanzia: le bambole – bambine protagoniste della pittura di Demis, sono di pezza, dove questa è intesa come materiale primario. Le fanciulle costituiscono immagini archetipiche dell’infanzia stessa, vista quale condizione primigenia dell’individuo, ovvero come dimensione pura, senza condizionamenti: ingenuo è, secondo l’accezione latina,  originario, naturale.

Le fanciulle – bambole sono ritratte in un particolare momento che è di sospensione, nello spazio e nel tempo. Esse sono rappresentate in uno stato nascente, ancora nutrite della placenta: immaginate come forme essenziali, sono concepite per restare ancora per un attimo immobili nella stanza incorrotta della pittura.

L’altro giorno, in un caffè, un adolescente, solo, esplorava con gli occhi tutta la sala; a tratti il suo sguardo si posava su di me; in quel momento avevo la certezza che egli mi stesse guardando senza tuttavia essere sicuro che mi stesse vedendo. Stortura inconcepibile: com’è possibile guardare senza vedere? (Roland Barthes).

Le figure infantili ritratte da Demis sono esseri umanamente imprigionati in se stessi, colti in uno stato di solitudine, quasi come fossero monadi chiuse, prive di spiragli di comunicazione con il mondo esterno. Lo sguardo che gettano sul mondo sembra insondabile, neutro.

La solitudine è per Demis un momento di sospensione storica: le bambole bambine, ermetiche e misteriose nella loro fissità, come nelle atmosfere delle pitture sironiane e dechirichiane, non rivelano a chi le guarda alcuna emozione.

In effetti, egli non guarda nulla; trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo (Roland Barthes).

La vuota espressività delle bambole di pezza è nella pittura di Demis paradigma della differenza che intercorre fra il guardare verso l’esterno ed il vedere verso l’interno. La comunicazione che queste creature instaurano con il mondo può essere interpretata come profondità di superficie (Deleuze): lo sguardo è un atto incompiuto, azione che si manifesta nel non guardare nulla. Lo sguardo non è altro che ripiegamento dentro di sé, come un trattenere e serbare dentro l’emozione.

La profondità di superficie è una condizione ricreata tramite una raffinata ricerca sul colore – non colore bianco, la cui ottusa espressività è volutamente ricercata: si tratta di un colore che solo raramente raggiunge le lievi tonalità pastello del giallo e del rosa antico. La sua matericità,  ottenuta tramite la sovrapposizione di colate di materiale primario, punta dritto all’evocazione.

Questa sofisticata poetica pittorica trova i suoi antecedenti in una linea di discendenza, propria della pittura italiana, che da Botticelli conduce sino a Modigliani.

Nei disegni, invece, la scrittura pittorica da un lato si fa più briosa e vivace, dall’altro incespica volentieri nell’incertezza del tratto propria dei disegni infantili. L’ironia licenziosa di questi lavori si apre volentieri a contenuti più diversi e sfiora, di tanto in tanto, lo spirito diretto, sensualmente ironico, dei manga giapponesi.